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Premi e punizioni di Brunetta

di Carlo Avossa
28 ottobre 2009
da Retescuole.net

Il Governo si prende la delega per riformare la publica amministrazione in senso aziendalista. Il risultato sarà pessimo per la qualità della scuola

Il 9 ottobre 2009 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Legislativo di attuazione della legge Brunetta di riforma della pubblica amministrazione.
Il Decreto contiene la Delega al Governo (cioè a Brunetta) per attuare una serie di provvedimenti.
Essi sono numerosi e riguardano l’intero assetto del lavoro pubblico.
Non si vuole qui trattare l’intera materia: sono e saranno i sindacati a dare un giudizio complessivo sul quadro che i provvedimenti disegnano. Basterà qui accennare al fatto che i sindacati che potremmo definire filogovernativi (Cisl, Uil, Snals) sono, in tutto o in parte, d’accordo con i provvedimenti Brunetta; la Cgil ed il cosiddetto “sindacalismo di base” sono in netto disaccordo.
Quello che occorre qui sottolineare è il quadro “premiale” e punitivo che il Governo traccia.
Eccolo.

LA VALUTAZIONE DELLE STRUTTURE E DEI DIPENDENTI

Per assicurare elevati standard qualitativi (fine in sé nobile) verrà costituito un organismo centrale per la valutazione.
La prima cosa che si nota è che la nuova struttura avrà finanziamenti alti e prebende favolose. Nella situazione in cui le scuole soffocano per la mancanza di fondi la cosa è perlomeno immorale e sicuramente inefficace: non si possono fare le nozze con i fichi secchi e pagare in modo sfrontato i valutatori mentre le scuole non sanno come pagare le fotocopie è un controsenso.
Non un centesimo è stato stanziato per promuovere la formazione del personale, che sarebbe in realtà l’unico vero modo per elevare la qualità del servizio. Un servizio che fa formazione non può vivere senza formazione: ma questo, per Brunetta, è evidentemente secondario.


PRINCÌPI E CRITERI FINALIZZATI A FAVORIRE IL MERITO E LA PREMIALITÀ

Brunetta si è assicurato la delega a disporre della meritocrazia, valore su cui concordano, purtroppo, tutte le rappresentanze parlamentari ma che non risolvono e non risolveranno i problemi della scuola, anzi li aggraveranno, come è stato già argomentato nel documento “Merito, meritocrazia e motivazione” (Vedi http://retescuole.forumscuole.it/superiori/materiali-per-informare/le-guide/merito).
Forse perché suffragato da un’opposizione parlamentare che è sostanzialmente d’accordo con esso, il progetto meritocratico procede speditamente: la selezione mediante un meccanismo di concorsi riconoscerà un salario migliore ai “più meritevoli” ed un salario inferiore ai meno.
Questo toglierà ai sindacati (riconosciuti dalla Costituzione) la possibilità di trattare con il Governo l’ordinamento del personale e il riconoscimento della carriera. E questo è un problema democratico: ci troviamo di fronte ad un datore di lavoro (il Governo) che rifiuta di contrattare con i rappresentanti dei lavoratori argomenti fondamentali. Il Governo, essendo Governo, può stabilire per legge quali regole porre. Dire che questa è democrazia è dire una sciocchezza.
Ma non si vuole qui sottolineare questo elemento, per quanto importante. Si vuole far notare che la selezione farà emergere una èlite (per legge, non potrà essere superiore al 25% del personale) che si staccherà dal resto del corpo docente, rompendo il principio di collegialità che è quello che qualifica e fa funzionare la scuola.
Un 50% del personale rimarrà nella “zona grigia”, nel limbo del docente “ordinario”, comune; un rimanente 25% sarà precipitato nell’inferno dei “cattivi”, che avrà un salario ridotto rispetto agli altri.
Possiamo immaginare lotte al coltello per raggranellare le briciole di salari comunque bassi e non adeguati al livello europeo. Ma bisogna rendersi conto che questa situazione di competitività interna non ha mai fatto e non farà mai la qualità di un servizio. Andate a chiederlo all’Alitalia o agli Istituti bancari statunitensi. La lotta interna è stata ed è feroce, ma questo non ha impedito crisi, fallimenti, tracollo dei servizi.
Brunetta ripropone l’illusione liberista, sconfitta dalla storia e dall’economia, per cui una maggiore competizione garantisce il mondo migliore possibile. Non è vero e lo sanno tutti.
Brunetta finge soltanto di non saperlo.


PRINCÌPI E CRITERI IN MATERIA DI SANZIONI DISCIPLINARI

La delega che Brunetta ha avuto (o meglio: si è preso) inserirà nel contratto nazionale, sempre con lo stesso meccanismo di rifiuto del confronto, nuove regole per licenziare e punire i dipendenti “fannulloni”.
Anche in questo caso è sconfortante osservare quanto la virulenza punitiva di Brunetta trovi un contrafforte nell’uguale ubbia sanzionatoria dell’opposizione parlamentare, che ha “tirato la volata” al nostro Dracone domestico.
Tutto è demandato al Governo, nulla sarà contrattato con le parti sociali. Sarebbe facile chiamare tutto questo con il nome di dittatura del Governo.
I meccanismi punitivi escogitati dal Punitore escludono anche talora la possibilità che l’interessato possa tutelare i propri interessi (licenziamento del personale ritenuto inidoneo per motivi psicofisici); sono soppressi i collegi arbitrali di conciliazione, si riducono le possibilità di impugnare un provvedimento punitivo.
Sono ampliati i poteri dei Dirigenti Scolastici o a volte essi sono obbligati a intraprendere azioni punitive, anche in assenza di comportamenti del dipendente che abbiano rilievi penali.
A parte la sfacciata negazione dei meccanismi di garanzia, è evidente il modello di scuola che viene disegnato.

Il meccanismo di premi, ma di più quello delle punizioni, configura una scuola-azienda, una scuola-regime, o forse ambedue le cose.
Una scuola in cui la mannaia è pronta per chi dissente (è trasparente il caso di “condotta aggressiva o molesta” che causa licenziamento senza preavviso), che formerà una corte di yes men o yes women attorno al Dirigente-padrone, che creerà un clima di intimidazione e di delazione: chi non “collabora” con il Dirigente che istruisce un provvedimento punitivo verrà punito a sua volta.
Come si può pensare una comunità scientifica in questi termini? Come una comunità che educa?

Il processo per costruire le scuole a misura di Dirigente (e quindi di Governo) si sta perfezionando. La scuola non è più una comunità che apprende e che elabora, è una corte, una struttura piramidale, governata dai meccanismi dell’accaparramento, della delazione, delle coltellate alla schiena.
Brunetta sentirà forse profumo di azienda, in tutto questo, anche in mondo in cui le ideologie liberiste ed aziendaliste stanno conoscendo una sconfitta storica ed ideale senza precedenti.

Il popolo che ama la scuola della Costituzione sentirà solo puzza di regime.

 

 
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